Principio di rotazione: sono il fornitore uscente, posso essere reinvitato?

In breve: il fornitore uscente può essere richiamato?

Di regola no: se hai appena avuto un affidamento diretto o una procedura negoziata da un ente, il contratto successivo dello stesso tipo deve andare a un'altra impresa. Le eccezioni sono quattro: sotto 5.000 euro, fasce di importo diverse, una procedura negoziata aperta a tutti quelli che rispondono all'avviso, e una deroga motivata dall'ente. Non c'è un tempo di attesa: si salta un giro, non un anno.

Chi affida cosa nella tua provincia, e a chi →

Contenuto informativo, non consulenza in materia di appalti. Riferimento: D.Lgs. 36/2023, art. 49, nel testo in vigore dopo il correttivo (D.Lgs. 209/2024). Per il tuo caso conta anche il regolamento interno dell'ente: chiedilo al RUP o cercalo sul suo sito.

Hai fatto per due anni la manutenzione del verde di un Comune, o le pulizie di una scuola, o una serie di piccoli lavori stradali. Il contratto scade, il lavoro è andato bene, e l'ufficio ti risponde: «Per la rotazione questa volta non possiamo chiamarvi». Non è un giudizio sul tuo lavoro. È una regola del Codice dei contratti pubblici, e ha dei confini precisi che conviene conoscere, perché a volte l'ufficio la applica più larga di come è scritta, e a volte più stretta.

Questa guida guarda la rotazione dal punto di vista di chi esce. Come si entra nella rosa di un ente, dalla parte di chi non ha ancora lavorato con lui, lo spiega la guida come farsi invitare agli affidamenti diretti.

Cosa dice l'articolo 49

La rotazione vale per i contratti sotto le soglie europee, cioè per gli affidamenti diretti e le procedure negoziate (art. 49, comma 1). La regola sta in una frase del comma 2: è vietato affidare o aggiudicare un appalto al contraente uscente quando due affidamenti consecutivi riguardano una commessa dello stesso settore merceologico, della stessa categoria di opere o dello stesso settore di servizi.

Il resto dell'articolo sono le eccezioni:

Se l'ente sceglie invece una procedura aperta, a cui può partecipare chiunque, la rotazione di norma non entra in gioco: non c'è nessuno da scegliere o da escludere a monte.

Quando sei davvero l'uscente

Il divieto scatta solo se ci sono insieme tre cose. Prima di rinunciare a un lavoro, controllale una per una.

E soprattutto: la rotazione si guarda ente per ente. Essere l'uscente in un Comune non conta niente per il Comune accanto, per la scuola della stessa città o per l'azienda sanitaria.

Le quattro eccezioni

1. Sotto i 5.000 euro

Per gli affidamenti diretti sotto 5.000 euro l'ente può derogare alla rotazione (comma 6). La parola è «consentito»: è una facoltà. Molti enti la usano per le piccole forniture e gli interventi urgenti, altri ruotano comunque. Se il tuo lavoro abituale con un ente sta sotto quella cifra, la rotazione può non toccarti affatto.

2. Le fasce di importo

L'ente può dividere gli affidamenti in fasce di valore economico, e in quel caso il divieto vale per ciascuna fascia (comma 3). Se un ente ha stabilito, per esempio, una fascia fino a 40.000 euro e una da 40.000 a 150.000, chi è uscente nella prima può essere scelto per un contratto della seconda. Le fasce però le decide l'ente, in anticipo e per iscritto, di solito in un regolamento interno: non si inventano dopo per giustificare una scelta. Se esistono, di solito sono pubblicate nella sezione «Amministrazione trasparente» o insieme all'albo fornitori.

3. La procedura negoziata aperta a chi risponde

Quando l'ente fa una procedura negoziata (sopra i 150.000 euro di lavori, o sopra le soglie dell'affidamento diretto per servizi e forniture) e prima pubblica un'indagine di mercato senza porre limiti al numero di imprese da invitare, la rotazione non si applica (comma 5). In pratica: se l'avviso dice che saranno invitati tutti quelli che rispondono e hanno i requisiti, anche l'uscente può rispondere ed essere invitato. Se invece l'avviso fissa un numero massimo di invitati o prevede un sorteggio, la rotazione torna a valere.

Attenzione: questa eccezione vale solo per le procedure negoziate, non per gli affidamenti diretti. Un avviso aperto a tutti seguito da un affidamento diretto non libera l'uscente (è il caso raccontato più sotto).

4. La deroga motivata

È il comma 4, riscritto dal correttivo (D.Lgs. 209/2024, in vigore dal 31 dicembre 2024). Oggi dice che, in casi motivati, «con riferimento alla struttura del mercato e alla effettiva assenza di alternative», e «previa verifica dell'accurata esecuzione del precedente contratto nonché della qualità della prestazione resa», l'uscente può essere reinvitato o essere l'affidatario diretto.

La differenza con il testo del 2023 conta. Prima la buona esecuzione del contratto compariva accanto alle ragioni di mercato; ora è un controllo da fare prima, e la ragione della deroga resta una sola: in quel mercato alternative vere non ce ne sono. Detto in breve: aver lavorato bene è necessario, ma da solo non basta. Serve anche che l'ente possa scrivere, e dimostrare, che altre imprese in grado di fare quel lavoro in quella zona non ci sono, o non si sono presentate.

La decisione e la motivazione spettano all'ente. L'uscente non può chiedere la deroga come un diritto, ma può rendere più facile verificarla: un contratto chiuso nei tempi, senza contestazioni, con il certificato di regolare esecuzione in ordine.

Un caso vero: l'indagine di mercato del 2023

Il 5 febbraio 2026 il Servizio di supporto giuridico del Ministero delle infrastrutture (parere n. 3962) ha risposto a una stazione appaltante che nel 2023 aveva affidato un servizio sotto i 40.000 euro dopo un'indagine di mercato pubblicata per almeno quindici giorni sulla piattaforma Sintel, all'albo pretorio e sul sito del Comune. Aveva risposto una sola impresa, e il contratto era andato a lei. A scadenza, l'ente chiedeva: visto che nel 2023 l'avviso era aperto a tutti, possiamo affidare di nuovo direttamente all'uscente?

La risposta è stata no. L'eccezione del comma 5 vale solo per le procedure negoziate, non per l'affidamento diretto (il parere richiama il TAR Lecce, sentenza n. 138 del 2025, e il TAR Potenza, n. 738 del 21 dicembre 2023). E il fatto che nel 2023 si fosse presentata una sola impresa non dimostra che oggi alternative non ce ne siano. L'uscente poteva tornare solo se l'ente avesse dimostrato e motivato oggi l'assenza di alternative sul mercato e la qualità della prestazione resa.

Per un'impresa la lezione è doppia. Se sei l'uscente, «l'altra volta non c'era nessun altro» non è un argomento che regge da solo. Se sei un'altra impresa dello stesso settore, quell'ente sta per cercare qualcuno.

Cosa può fare un fornitore uscente

  1. Leggi come è stato fatto il prossimo affidamento. È un affidamento diretto o una procedura negoziata? Se c'è un avviso di indagine di mercato, dice che saranno invitati tutti quelli che hanno i requisiti? In quel caso puoi rispondere.
  2. Controlla importo e settore. Sotto 5.000 euro l'ente è libero di non ruotare; se ha delle fasce, un contratto di un'altra fascia non ti è precluso; un lavoro di un'altra categoria non è «lo stesso settore».
  3. Chiudi bene il contratto che hai. Consegne nei tempi, niente contestazioni, documenti in ordine. È la verifica che l'ente deve fare prima di qualunque deroga, ed è anche quello che ti farà richiamare dopo il giro di pausa.
  4. Usa il giro di pausa per trovare altri enti. La rotazione è per ente. Mentre un Comune deve cambiare impresa, quello accanto potrebbe dover cambiare la sua: tu sei una delle alternative che cerca. La guida come farsi invitare spiega come presentarsi.
  5. Non cercare scorciatoie. Spezzare un lavoro in pezzi più piccoli per stare sotto una soglia, o farlo affidare a un'impresa di comodo, espone l'ente e te a contestazioni. Il giro di pausa costa meno.

Per sapere dove sei l'uscente, guarda gli appalti che hai vinto ente per ente: con la scheda gratuita della tua impresa vedi le ultime aggiudicazioni registrate da ANAC con la tua partita IVA; in Radar Appalto la scheda nel profilo le elenca tutte.

L'altro lato: per chi entra è un'occasione

Ogni volta che un fornitore esce, un ente deve cercarne un altro. Per una micro o piccola impresa che non ha mai lavorato con quell'ente è il momento migliore per farsi avanti: il RUP non può richiamare chi conosce già, e ha bisogno di un nome nuovo in fretta.

Il segnale si legge negli affidamenti pubblicati: un ente che ha dato gli ultimi affidamenti diretti di un certo tipo sempre alla stessa impresa, al prossimo di regola deve cambiarla. Con le cautele viste sopra: sotto 5.000 euro può non farlo, e in un mercato senza alternative può motivare una deroga.

Radar Appalto fa questo conto per la tua zona e il tuo settore sui dati ANAC. In Mercato › Chi compra › Mappa gli enti in rosso pieno sono quelli che al prossimo affidamento di regola devono cambiare impresa, con la loro scheda e la PEC per scrivere. In Albi, Enti a cui proporti adesso mette insieme gli enti con un motivo concreto per sentirti oggi (la rotazione, un contratto in scadenza, un acquisto che torna ogni anno) e ti prepara la PEC. Come usarli passo per passo lo spiega la guida a Radar.

Domande frequenti

Sono il fornitore uscente: posso essere reinvitato?

Di regola no, se il nuovo affidamento viene subito dopo il tuo e riguarda lo stesso settore merceologico, la stessa categoria di opere o lo stesso settore di servizi (art. 49, comma 2, D.Lgs. 36/2023). Le eccezioni sono quattro: affidamenti diretti sotto 5.000 euro, fasce di importo diverse stabilite dall'ente, procedure negoziate precedute da un'indagine di mercato senza limite di invitati, e i casi motivati del comma 4.

Dopo quanto tempo posso lavorare di nuovo per lo stesso ente?

La legge non fissa un tempo. Il parere MIT n. 3342 del 3 aprile 2025 lo dice chiaramente: conta la categoria merceologica, non il tempo passato. Il divieto riguarda due affidamenti consecutivi: quando l'ente affida quel tipo di contratto a un'altra impresa, al giro successivo tu non sei più l'uscente.

La rotazione vale anche sotto i 5.000 euro?

Per gli affidamenti diretti sotto 5.000 euro l'ente può derogare alla rotazione (art. 49, comma 6). È una possibilità, non un obbligo: l'ente può anche decidere di ruotare lo stesso, per esempio perché lo prevede il suo regolamento.

Quando l'ente può riaffidare all'uscente con una deroga motivata?

Solo in casi motivati, con riferimento alla struttura del mercato e all'effettiva assenza di alternative, e dopo aver verificato l'accurata esecuzione del contratto precedente e la qualità della prestazione (art. 49, comma 4, nel testo modificato dal D.Lgs. 209/2024). Aver lavorato bene è una condizione, ma da sola non basta.

Se l'ente ha fatto un'indagine di mercato aperta a tutti, la rotazione non vale?

Dipende da cosa viene dopo. Per le procedure negoziate precedute da un'indagine senza limite al numero di invitati la rotazione non si applica (comma 5). Per un affidamento diretto invece sì: il parere MIT n. 3962 del 5 febbraio 2026 lo esclude anche se l'uscente era stato trovato con un'indagine aperta a tutti.

Ero stato solo invitato e non ho vinto: posso essere reinvitato?

Sì. Il divieto del comma 2 riguarda il contraente uscente, cioè chi ha avuto l'affidamento, non chi era stato solo invitato o aveva mandato un preventivo senza essere scelto.

Come faccio a sapere quali enti devono cambiare fornitore?

Guardando gli affidamenti che pubblicano: un ente che ha dato gli ultimi affidamenti diretti di un settore sempre alla stessa impresa, al prossimo di regola deve cambiarla. Radar Appalto li segnala per la tua zona e il tuo settore: sulla mappa degli enti in Mercato e fra gli Enti a cui proporti adesso.

Contenuto informativo, non consulenza in materia di appalti. Riferimento: D.Lgs. 36/2023, art. 49, come modificato dal D.Lgs. 209/2024. I pareri del MIT rispondono a quesiti delle stazioni appaltanti e non sono vincolanti.

Fonti: art. 49 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) su Normattiva; correttivo D.Lgs. 209/2024 su Normattiva; MIT, Servizio contratti pubblici, supporto giuridico (pareri n. 3342 del 3 aprile 2025 e n. 3962 del 5 febbraio 2026); ANAC, pubblicità legale dei contratti pubblici.