Avvisi sui bandi: come impostarli e perché a volte non arrivano
In breve: come si imposta un avviso sui bandi che funziona?
Con quattro impostazioni: zona, settore, parole del proprio mestiere e importo minimo. In Italia escono in media 1.054 avvisi al giorno: senza filtri l’email diventa illeggibile e si smette di aprirla. Se non arriva mai niente, di solito non è l’avviso a essere rotto: è che in quel mestiere le gare aperte quasi non esistono.
Gli affidamenti diretti del tuo settore, provincia per provincia →
Quasi tutti i servizi sugli appalti vendono la stessa promessa: ti avvisiamo quando esce una gara per te. La promessa è facile, la parte difficile viene dopo. O arriva troppo, e dopo una settimana l’email finisce fra quelle che si archiviano senza aprire; o non arriva niente, e si sospetta che il servizio non funzioni. Quasi sempre è una questione di come è impostato l’avviso, o di che cosa esiste davvero nel proprio mercato.
Le quattro impostazioni che contano
- La zona. È il filtro che pesa di più. Meglio due o tre province vere, o le regioni in cui si va davvero a lavorare, che «tutta Italia»: tutta Italia significa ricevere il novantacinque per cento di roba che non si andrà mai a fare.
- Il settore. Serve a togliere i mondi che non c’entrano. Da solo però non basta, perché il lavoro di un’impresa attraversa spesso più settori: chi scava fa lavori, ma anche trasporti e smaltimenti.
- Le parole del proprio mestiere. Vanno scritte come le scrive un ente, non come le direbbe il titolare. Gli enti scrivono «manutenzione ordinaria del verde», non «giardinaggio»; «conglomerato bituminoso», non «asfalto». Se una parola non porta mai niente, conviene provare il sinonimo che usa l’amministrazione.
- L’importo minimo. Toglie le micro-manutenzioni da poche centinaia di euro che fanno perdere tempo. Attenzione però: molti bandi non riportano l’importo, quindi una soglia alta rischia di nascondere anche gare buone. Sugli affidamenti, dove l’importo c’è quasi sempre, funziona molto meglio.
Perché non arriva niente: i cinque motivi veri
- Nel tuo mestiere le gare aperte non esistono. È il caso più frequente e il più frainteso. Negli ultimi novanta giorni in Italia sono usciti 108.101 avvisi: 86.008 erano affidamenti diretti, l’ottanta per cento, e solo 6.518 gare aperte, il sei per cento. Per interi mestieri, la posa di resine o del porfido per esempio, di gare aperte non ne esce quasi nessuna in un anno: il lavoro passa tutto da affidamento diretto, cioè da un ente che sceglie un’impresa che già conosce. Un avviso sulle gare, lì, tacerà per sempre. Quello che serve è l’elenco di chi ha affidato quel lavoro, per presentarsi prima della volta dopo.
- Le parole non sono quelle degli enti. Vedi sopra. Un modo semplice per verificarlo è cercare la parola sull’archivio degli affidamenti già fatti: se lì non compare mai, non comparirà nemmeno nei bandi.
- La zona è troppo stretta. Una sola provincia, in un settore specifico, può produrre zero o una gara al mese. Allargare alla regione cambia l’ordine di grandezza e per un’impresa spesso significa un’ora di strada.
- La fonte non copre quella piattaforma. Gli enti pubblicano su ANAC, ma le procedure vere passano anche da piattaforme regionali e dal mercato elettronico. Un servizio che legge una sola fonte non vede quello che esce sulle altre.
- L’email non arriva in posta in arrivo. Banale e frequente: controlla la posta indesiderata e aggiungi il mittente ai contatti.
Quanto devono essere veloci
La velocità conta, ma non per il motivo che si pensa. Sulle gare aperte pubblicate in Italia negli ultimi novanta giorni, 848 su 6.501 — il tredici per cento — davano meno di quindici giorni fra la pubblicazione e la scadenza (6.501 sono le gare che una scadenza la dichiarano; le altre non la riportano). Per quelle un avviso che arriva con due giorni di ritardo è inutile: il tempo per leggere il disciplinare, chiedere i documenti e preparare l’offerta non c’è più. Sull’altro ottantasette per cento, invece, mezza giornata in più o in meno non cambia niente.
Vale quindi la pena di chiedersi non «quanto è veloce» ma «arriva in tempo per quelle corte». E soprattutto: arriva solo per quello che riguarda davvero l’impresa, perché un avviso che non si apre più è peggio di nessun avviso.
Un avviso per famiglia di lavoro
L’errore più comune è tenere un solo avviso larghissimo. Meglio tre o quattro ricerche salvate strette, una per famiglia di lavoro: chi fa movimento terra può tenerne una per scavi e demolizioni, una per trasporto e smaltimento rifiuti, una per lavori stradali. Ogni email diventa corta, si legge in trenta secondi e si capisce subito se c’è qualcosa. Ed è anche l’unico modo per accorgersi se una delle tre ha smesso di portare risultati.
Domande frequenti
Come impostare gli alert per nuovi bandi appalti
Zona, settore, parole del mestiere e importo minimo. La zona e la soglia tagliano il rumore più di tutto il resto: in Italia escono in media 1.054 avvisi al giorno.
Come ricevere notifiche via email per bandi specifici
Si imposta la ricerca come la si farebbe a mano e la si salva: viene rieseguita ogni giorno e arriva un’email solo per ciò che è nuovo. Meglio tre ricerche strette che una larga.
Perché non ricevo notifiche di nuovi bandi pubblici
Nell’ordine: nel tuo mestiere le gare aperte non esistono (l’80% degli avvisi sono affidamenti diretti), le parole non sono quelle degli enti, la zona è troppo stretta, la fonte non copre quella piattaforma, l’email finisce nello spam.
Quanto devono essere veloci le notifiche sui bandi
Delle 6.501 gare con una scadenza dichiarata, 848 (il 13%) danno meno di quindici giorni: per quelle il ritardo conta. Per le altre no.
Contenuto informativo, non consulenza in materia di appalti. I numeri citati sono calcolati sugli avvisi di pubblicità legale ANAC degli ultimi 90 giorni.
Vedi anche: gli affidamenti diretti per settore e provincia, e le gare aperte oggi.
Fonti: ANAC, pubblicità legale dei contratti pubblici; TED, gare europee.