Pagamenti della PA: quando paga e cosa fare se è in ritardo
In breve: quando paga un ente pubblico, e cosa fai se non paga?
Di regola entro 30 giorni dalla fattura, al massimo 60 se il contratto lo dice per iscritto o se l'ente è della sanità. Nei lavori, 30 giorni dallo stato di avanzamento. Dal giorno dopo la scadenza corrono da soli gli interessi di mora (10,40% annuo nel secondo semestre 2026) e ti spettano 40 euro per il ritardo. Prima di pagare l'ente controlla il DURC e, sopra i 5.000 euro, le cartelle esattoriali. Se non paga: sollecito via PEC, certificazione del credito sulla Piattaforma dei crediti commerciali, cessione alla banca, e come ultima strada il decreto ingiuntivo.
Contenuto informativo, non consulenza legale o fiscale. Riferimenti: D.Lgs. 231/2002, D.Lgs. 36/2023 (art. 11, 120 e 125, allegato II.14), DPR 602/1973 (art. 48-bis), DPR 633/1972 (art. 17-ter), nel testo in vigore a settembre 2026. Per recuperare un credito vero fatti seguire dal commercialista e da un avvocato.
Hai finito il lavoro, hai mandato la fattura, e l'ente non paga. Per una piccola impresa che lavora con la Pubblica Amministrazione è il rischio più concreto: non perdere la gara, ma vincerla e aspettare mesi. La legge ti dà termini precisi e strumenti per farti pagare. Molti ritardi però nascono da cose che puoi evitare tu: una fattura rifiutata, un DURC irregolare, una cartella dimenticata. Qui trovi le regole, gli strumenti e una check-list.
I termini: 30 giorni, 60 in certi casi
La regola generale sta nel D.Lgs. 231/2002, la legge sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Vale anche quando chi paga è un ente pubblico.
- 30 giorni dal ricevimento della fattura. Se la data in cui l'ente riceve la fattura non è certa, o se la fattura arriva prima della merce o del servizio, i 30 giorni partono dalla consegna o dalla prestazione (art. 4, comma 2). Una richiesta dell'ente di correggere la fattura solo nella forma non sposta la decorrenza.
- Fino a 60 giorni se il contratto lo dice in modo espresso, per iscritto, e se il termine più lungo è giustificato dalla natura del contratto. Oltre i 60 giorni, con un ente pubblico, non si va (art. 4, comma 4).
- 60 giorni per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria e per alcune imprese pubbliche: per loro i termini sono raddoppiati (art. 4, comma 5).
- La verifica di conformità, se è prevista, non può durare più di 30 giorni dalla consegna o dalla prestazione, salvo un accordo diverso scritto nel contratto e già previsto nei documenti di gara (art. 4, comma 6). In quel caso i 30 giorni per pagare partono dalla fine della verifica.
Una clausola che esclude gli interessi di mora è gravemente iniqua per legge, senza prova contraria, e quindi nulla (art. 7). Se un contratto te la propone, sappi che non regge.
Nei lavori: anticipazione, SAL e saldo
Per gli appalti il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023, art. 125) dice come e quando si paga il corrispettivo.
- L'anticipazione del prezzo. Ti spetta il 20% del valore del contratto, che i documenti di gara possono alzare fino al 30%. Nei lavori ti viene pagata entro 15 giorni dall'effettivo inizio della prestazione. Per averla serve una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa di pari importo, che si riduce man mano che il lavoro va avanti. Se il lavoro rallenta per colpa tua, perdi l'anticipazione e la devi restituire. Alcuni contratti di servizi e forniture elencati nell'allegato II.14 ne sono esclusi: controlla il disciplinare.
- Gli acconti (SAL). Il certificato di pagamento lo emette il RUP insieme allo stato di avanzamento, e comunque entro 7 giorni. Il pagamento arriva entro 30 giorni dall'adozione dello stato di avanzamento, o entro un termine diverso scritto nel contratto, mai oltre 60 giorni. La fattura la puoi emettere già quando viene adottato lo stato di avanzamento: la legge dice che non è subordinata al rilascio del certificato di pagamento (comma 5).
- Il saldo. Dopo il collaudo o la verifica di conformità, il RUP rilascia il certificato di pagamento della rata di saldo entro 7 giorni, e il pagamento arriva entro 30 giorni dall'esito positivo, al massimo 60 se il contratto lo prevede.
- Servizi e forniture continuativi con acconti periodici seguono le stesse regole dei SAL (comma 6).
- In caso di ritardo si applicano gli interessi e il risarcimento del D.Lgs. 231/2002 (comma 9).
Una trattenuta da conoscere: su ogni pagamento l'ente tiene lo 0,50% dell'importo netto delle prestazioni. Ti viene restituito solo alla fine, dopo il collaudo o la verifica di conformità e con un DURC regolare (art. 11, comma 6).
Interessi di mora e 40 euro
Se l'ente paga dopo la scadenza, ti deve due cose in più, senza che tu debba mettere in mora nessuno: gli interessi decorrono da soli dal giorno dopo la scadenza (art. 4, comma 1). L'ente se ne libera solo se dimostra che il ritardo dipende da una causa a lui non imputabile (art. 3).
- Gli interessi di mora. Sono interessi semplici, calcolati giorno per giorno, al tasso della Banca centrale europea più 8 punti (art. 2 e art. 5). Il tasso di riferimento vale per sei mesi: per il primo semestre di un anno quello in vigore il 1° gennaio, per il secondo quello in vigore il 1° luglio. Il Ministero dell'economia lo pubblica in Gazzetta Ufficiale. Per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 il tasso di riferimento è il 2,40% (comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 163 del 16 luglio 2026), quindi gli interessi di mora sono al 10,40% annuo.
- I 40 euro. Ti spetta un importo forfettario di 40 euro come risarcimento dei costi di recupero, sempre senza costituzione in mora (art. 6). Secondo la Ragioneria Generale dello Stato spettano per ogni fattura pagata in ritardo. Se hai speso di più per recuperare il credito, per esempio per un avvocato, puoi chiedere il danno maggiore provandolo.
Un esempio. Una fattura da 10.000 euro pagata con 60 giorni di ritardo nel secondo semestre 2026: 10.000 × 10,40% × 60 / 365 = circa 171 euro di interessi, più 40 euro. Non sono cifre che cambiano la vita a una fattura, ma su venti fatture pagate tardi diventano un credito vero, e chiederli è anche un modo per far capire all'ente che conosci le regole.
Un punto dove le interpretazioni non sono uniformi: se con lo split payment gli interessi si calcolano anche sull'IVA, che l'ente versa all'Erario e non a te. Nel dubbio, calcolali sulla somma che l'ente deve pagare a te e chiedi conferma al commercialista.
La fattura elettronica e lo split payment
Con un ente pubblico si fattura solo in elettronico, attraverso il Sistema di Interscambio (SdI). La fattura va intestata al codice univoco dell'ufficio che ha fatto l'ordine, e deve riportare il CIG e, se c'è, il CUP: senza, l'ente non la può pagare. Gli enti locali e le regioni vogliono anche il numero e la data della determina di impegno di spesa.
- Accettazione e rifiuto. L'ente ha 15 giorni per mandare al SdI l'esito: accettata o rifiutata. Se non risponde, il SdI manda a te e all'ente una notifica di «decorrenza termini». Quella notifica chiude il giro nel SdI ma non vuol dire che la fattura è stata accettata o pagata.
- Il rifiuto ha motivi precisi. Dal 6 novembre 2020 (decreto MEF n. 132/2020) un ente può rifiutare una fattura solo per cinque motivi: operazione non fatta per quell'ente, CIG o CUP mancante o sbagliato, codici dei dispositivi medici o dei farmaci mancanti o sbagliati, e, per regioni ed enti locali, numero e data della determina di impegno mancanti o sbagliati. Per altri errori non la può rifiutare: li si sistema in altro modo, per esempio con una nota di credito.
- Lo split payment. Per le forniture e i servizi resi alle pubbliche amministrazioni l'IVA non la incassi tu: l'ente ti paga l'imponibile e versa l'IVA direttamente all'Erario (art. 17-ter del DPR 633/1972). In fattura va indicato. L'autorizzazione europea scadeva il 30 giugno 2026 ed è stata prorogata fino al 30 giugno 2029 con la decisione di esecuzione (UE) 2026/1728 del Consiglio. Dal 1° gennaio 2027 l'articolo 17-ter è abrogato dal D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, che riordina la materia: chiedi al commercialista il riferimento nuovo da usare in fattura.
- Il conto dedicato. Per la tracciabilità dei flussi finanziari i pagamenti di un appalto passano su un conto corrente dedicato, di cui comunichi gli estremi all'ente entro 7 giorni dall'apertura (legge 136/2010, art. 3). Un conto non comunicato è un motivo comune di pagamento fermo.
Le verifiche prima del pagamento: DURC e cartelle
Prima di ogni pagamento l'ente fa due controlli. Nessuno dei due dipende da lui, e tutti e due li puoi prevenire.
Il DURC e l'intervento sostitutivo
Il RUP verifica la regolarità contributiva tua e dei subappaltatori prima di mandare il certificato di pagamento all'ente (art. 125, comma 5). Se dal DURC risulta un'inadempienza contributiva per il personale impiegato nell'appalto, l'ente trattiene dal certificato di pagamento l'importo del debito e lo versa direttamente agli enti previdenziali e assicurativi, compresa la cassa edile nei lavori (art. 11, comma 6). È l'intervento sostitutivo: tu ricevi il resto.
Stesso articolo, altra regola: se sei in ritardo con gli stipendi dei dipendenti impiegati nell'appalto, il RUP ti invita per iscritto a pagarli entro 15 giorni. Se non contesti in modo formale e motivato, l'ente paga direttamente i lavoratori e toglie la somma da quello che deve a te. Per come si chiede e quanto dura il DURC c'è la guida sul DURC.
La verifica di Agenzia delle Entrate-Riscossione sopra i 5.000 euro
Prima di pagare più di 5.000 euro, a qualunque titolo, l'ente controlla se hai cartelle di pagamento non pagate per almeno 5.000 euro (art. 48-bis del DPR 602/1973). Se le hai, lo segnala ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e per 60 giorni non ti paga fino all'importo del debito (decreto MEF n. 40/2008, art. 3). In quei 60 giorni Riscossione può pignorare la somma presso l'ente. Se non lo fa, l'ente ti paga.
- Una cartella rateizzata, con le rate pagate regolarmente, non ti rende inadempiente. Ma secondo Riscossione la rateizzazione delle somme già segnalate dalla verifica non si può più ottenere: la rateizzazione va chiesta prima, non quando il pagamento è già bloccato.
- Dal 15 giugno 2026 per i compensi dei professionisti (per esempio uno studio tecnico che fa una progettazione) c'è una regola in più: la verifica vale anche per importi più bassi e, se ci sono debiti, l'ente paga direttamente Riscossione fino a quell'importo.
- L'articolo 48-bis è abrogato dal 1° gennaio 2027 dal D.Lgs. 24 marzo 2025, n. 33 (come modificato dal decreto-legge 200/2025), che riordina la riscossione. Come cambierà la verifica dal 2027 va controllato sul testo nuovo: questa guida descrive la regola in vigore oggi.
La Piattaforma dei crediti commerciali e la certificazione
La Piattaforma dei crediti commerciali (PCC) della Ragioneria Generale dello Stato registra le fatture ricevute dalle pubbliche amministrazioni e i loro pagamenti. Per te serve a due cose:
- Vedere a che punto è una fattura: se l'ente l'ha ricevuta, se l'ha contabilizzata, se l'ha pagata. Ci si accede dall'Area RGS, dopo una procedura di abilitazione per l'impresa.
- Chiedere la certificazione del credito. Per un credito scaduto, liquido ed esigibile presenti un'istanza, e l'ente ha 30 giorni per certificarlo o per dire perché non è dovuto. Se non risponde, chiedi alla Ragioneria territoriale dello Stato (o all'Ufficio centrale di bilancio) la nomina di un commissario ad acta: la Ragioneria lo nomina entro 10 giorni e il commissario ha 50 giorni per certificare il credito o negarlo, senza costi per te.
Un credito certificato non ti dà i soldi subito, ma è molto più facile da usare: lo puoi cedere o farti anticipare da una banca o da un intermediario finanziario abilitato, e lo puoi compensare, in tutto o in parte, con somme iscritte a ruolo. La norma di riferimento è l'art. 7 del decreto-legge 35/2013.
Come capire se un ente paga puntuale
Prima di lavorare con un ente, o prima di accettare un termine di 60 giorni, guarda come paga. Ogni pubblica amministrazione deve pubblicarlo (D.Lgs. 33/2013, art. 33).
- Apri il sito dell'ente e cerca la sezione Amministrazione trasparente (di solito un link in fondo alla pagina).
- Entra in Pagamenti dell'amministrazione e poi in Indicatore di tempestività dei pagamenti. Gli enti lo pubblicano ogni trimestre e ogni anno, insieme all'ammontare complessivo dei debiti e al numero delle imprese creditrici.
- Leggi il numero. È la media dei giorni di ritardo rispetto alla scadenza, pesata sugli importi delle fatture. Negativo vuol dire che l'ente paga in media prima della scadenza; positivo, che paga dopo. Un +45 vuol dire un mese e mezzo di attesa in più, in media, con le fatture grosse che pesano di più.
- Guarda più trimestri: un trimestre cattivo può essere un caso, quattro di fila sono un'abitudine.
La Ragioneria Generale dello Stato pubblica anche, nella sezione sul monitoraggio dei tempi di pagamento, i dati per singola amministrazione: tempo medio di pagamento, tempo medio di ritardo e debiti scaduti non pagati, in file da scaricare. È utile per confrontare due enti simili.
Cessione del credito e factoring
Se non puoi aspettare, puoi cedere il credito verso l'ente a una banca o a una società di factoring, che ti anticipa la somma meno un costo. Nei contratti pubblici valgono la legge sulla cessione dei crediti d'impresa (legge 52/1991) e le condizioni dell'allegato II.14, art. 6, del Codice (richiamato dall'art. 120, comma 12):
- la cessione va fatta con atto pubblico o scrittura privata autenticata, cioè dal notaio, e va notificata all'ente;
- diventa efficace verso l'ente se questo non la rifiuta entro 30 giorni dalla notifica, con una comunicazione a te e al cessionario;
- l'ente può accettare in anticipo, già nel contratto, la cessione dei crediti che matureranno;
- l'ente può opporre al cessionario le stesse eccezioni che avrebbe opposto a te: se il lavoro ha un problema, lo ha anche il credito ceduto.
Un credito già certificato sulla PCC si cede più facilmente e di solito a un costo più basso, perché la banca sa che l'ente lo riconosce.
Il decreto ingiuntivo
Quando il sollecito non basta, la strada più usata per un credito certo, liquido ed esigibile è il decreto ingiuntivo: il giudice ordina all'ente di pagare sulla base di una prova scritta, di solito le fatture e il contratto. La Ragioneria Generale dello Stato lo elenca tra i rimedi per le imprese, insieme al sollecito formale, alla mediazione e al ricorso ordinario. Serve un avvocato.
Con un ente pubblico c'è un tempo in più da mettere in conto: per le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici la legge dà 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo per pagare, e prima di quel termine non si può procedere con il pignoramento (art. 14 del decreto-legge 669/1996). Alcune somme degli enti, poi, per legge non si possono pignorare. Nel decreto chiedi anche gli interessi di mora e i 40 euro per fattura.
Prima di arrivarci conviene quasi sempre passare dalla certificazione del credito: è gratuita, obbliga l'ente a prendere posizione per iscritto e, se l'ente certifica, ti dà un documento che la banca accetta.
Cosa fare, passo per passo
- Prima della gara o dell'affidamento. Guarda l'indicatore di tempestività dell'ente. Leggi nel disciplinare e nello schema di contratto i termini di pagamento, l'anticipazione, i SAL, la verifica di conformità. Se c'è un termine di 60 giorni, chiediti se il tuo conto lo regge.
- Prima della firma. Controlla che il DURC sia regolare e che non ci siano cartelle non pagate sopra i 5.000 euro. Se ci sono, rateizzale adesso. Comunica il conto dedicato. Se ti serve l'anticipazione, chiedi presto la garanzia alla banca o all'assicurazione.
- Quando fatturi. Codice univoco dell'ufficio giusto, CIG e CUP, split payment, per gli enti locali numero e data della determina. Nei lavori puoi fatturare già all'adozione dello stato di avanzamento, senza aspettare il certificato. Segnati la data di consegna del SdI: da lì partono i 30 giorni.
- Nei 15 giorni dopo l'invio. Controlla l'esito. Se la fattura è rifiutata, leggi il motivo: se non è uno dei cinque motivi ammessi, rispondi via PEC chiedendo accettazione e pagamento.
- Alla scadenza. Se non vedi il pagamento, controlla lo stato della fattura sulla PCC e telefona all'ufficio che l'ha in carico (ragioneria o RUP): spesso il blocco è una verifica ferma, un DURC o una cartella.
- Dopo 15-30 giorni di ritardo. Manda un sollecito via PEC: numero e data della fattura, scadenza, importo, richiesta di pagamento entro una data, e l'avviso che maturano gli interessi di mora al tasso di legge e i 40 euro per fattura.
- Se l'ente non risponde. Chiedi la certificazione del credito sulla PCC. Dopo 30 giorni senza risposta, chiedi il commissario ad acta.
- Se ti serve liquidità. Valuta la cessione del credito certificato o il factoring, confrontando il costo con quello di aspettare.
- Come ultima strada. Con un avvocato, decreto ingiuntivo per capitale, interessi e 40 euro per fattura.
La check-list
- Ho guardato l'indicatore di tempestività dell'ente, almeno degli ultimi quattro trimestri.
- So quale termine di pagamento c'è nel contratto (30 o 60 giorni) e da quando parte.
- So se c'è l'anticipazione, di quanto, e ho chiesto la garanzia.
- Il mio DURC è regolare, e anche quello dei subappaltatori.
- Non ho cartelle non pagate sopra i 5.000 euro, o le ho rateizzate e pago le rate.
- Ho comunicato all'ente il conto corrente dedicato.
- La fattura ha il codice univoco giusto, CIG, CUP se c'è, split payment e, per gli enti locali, la determina di impegno.
- Ho segnato la data di consegna della fattura e la data di scadenza.
- Ho l'accesso alla Piattaforma dei crediti commerciali.
- Ho pronto un modello di sollecito via PEC con interessi di mora e 40 euro.
Scegliere gli enti prima di rincorrere le fatture
Il modo migliore per non aspettare i pagamenti è scegliere bene con chi lavori. Radar Appalto non ti dice quanto paga un ente: quello lo trovi nell'indicatore di tempestività. Ti mostra invece, ogni giorno, le gare e gli affidamenti del tuo settore nella tua zona e quali enti comprano quello che fai, così hai il tempo di guardare i conti di ciascuno prima di presentare l'offerta.
Prova l'anteprima gratuitaDomande frequenti
Entro quanti giorni deve pagare la Pubblica Amministrazione?
Di regola entro 30 giorni dal ricevimento della fattura. Il contratto può fissare un termine più lungo, ma solo per iscritto, solo se la natura del contratto lo giustifica e mai oltre 60 giorni. Per gli enti del servizio sanitario il termine è di 60 giorni (art. 4 del D.Lgs. 231/2002). Nei lavori gli acconti si pagano entro 30 giorni dallo stato di avanzamento e il saldo entro 30 giorni dal collaudo (art. 125 del D.Lgs. 36/2023).
Quanto valgono gli interessi di mora se la PA paga in ritardo?
Il tasso è quello della Banca centrale europea più 8 punti, e il Ministero dell'economia lo pubblica in Gazzetta Ufficiale ogni sei mesi. Per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 il tasso di riferimento è il 2,40%, quindi gli interessi di mora sono al 10,40% annuo. Decorrono da soli dal giorno dopo la scadenza, senza bisogno di mettere in mora l'ente.
Spettano sempre i 40 euro per il ritardo?
Sì, se la transazione è commerciale e il pagamento è in ritardo: la legge li riconosce senza bisogno di mettere in mora l'ente, come risarcimento forfettario dei costi di recupero (art. 6 del D.Lgs. 231/2002). Secondo la Ragioneria Generale dello Stato spettano per ogni fattura pagata in ritardo. Se i costi di recupero sono stati più alti, per esempio un avvocato, puoi chiedere di più provandoli. Non spettano solo se l'ente dimostra che il ritardo dipende da una causa a lui non imputabile (art. 3).
L'ente può non pagarmi se il DURC non è regolare?
Non ti paga quella parte. Se dal DURC risulta un debito contributivo per il personale impiegato nell'appalto, l'ente trattiene dal certificato di pagamento l'importo del debito e lo versa direttamente a INPS, INAIL o cassa edile: è l'intervento sostitutivo (art. 11, comma 6, del D.Lgs. 36/2023). Il resto ti viene pagato.
Cos'è la verifica sopra i 5.000 euro prima del pagamento?
Prima di pagare più di 5.000 euro l'ente controlla con Agenzia delle Entrate-Riscossione se hai cartelle non pagate per almeno 5.000 euro (art. 48-bis del DPR 602/1973). Se le hai, per 60 giorni non ti paga fino a quell'importo, e in quel tempo Riscossione può pignorare la somma. Una cartella rateizzata con le rate in regola non blocca il pagamento.
Come faccio a sapere se un ente paga puntuale?
Guarda l'indicatore di tempestività dei pagamenti nella sezione Amministrazione trasparente del suo sito, alla voce Pagamenti dell'amministrazione. È la media dei giorni di ritardo, pesata sugli importi: un numero negativo vuol dire che paga prima della scadenza, uno positivo che paga dopo. La Ragioneria Generale dello Stato pubblica anche i tempi medi di pagamento di ogni amministrazione.
Si può fare un decreto ingiuntivo contro un ente pubblico?
Sì. È la strada più usata per un credito certo, liquido ed esigibile, e le fatture sono la prova scritta. Serve un avvocato. Per lo Stato e gli enti pubblici non economici, prima di pignorare bisogna aspettare 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo (art. 14 del decreto-legge 669/1996).
Contenuto informativo, non consulenza legale o fiscale. Riferimenti: D.Lgs. 231/2002, artt. 2, 4, 5, 6 e 7; D.Lgs. 36/2023, artt. 11, 120 e 125, allegato II.14 art. 6; DPR 602/1973, art. 48-bis; DPR 633/1972, art. 17-ter; D.Lgs. 33/2013, art. 33; testi in vigore al 26 settembre 2026.
Vedi anche: le gare aperte oggi per settore e regione, con base d'asta e scadenza.
Fonti: D.Lgs. 231/2002 su Normattiva; D.Lgs. 36/2023, art. 125 su Normattiva; D.Lgs. 36/2023, art. 11 su Normattiva; MEF, saggio degli interessi di mora 1° luglio - 31 dicembre 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 163 del 16 luglio 2026); Ragioneria Generale dello Stato, tempi di pagamento e debiti commerciali delle PA; RGS, accesso alla PCC e certificazione dei crediti; Agenzia delle Entrate-Riscossione, verifica inadempimenti (art. 48-bis); FatturaPA, decreto MEF n. 132/2020 sulle cause di rifiuto; Dipartimento delle Finanze, proroga dello split payment.